Sospendo nell’indecisione.

Io preferivo quando per decidere bastava una monetina.

Testa o croce.

Bianco o nero.

Ristorante o pizzeria.

Vino bianco o rosso.

Liceo classico o scientifico.

Mare o montagna.

Mela o arancia.

Briscola o scopa.

Nascondino o ce l’hai.

Sci o tavola.

Obbligo o divieto.

Vestito o pantaloni.

Adesso è tutto un casino perché tirare una monetina non basta più. Servirebbe una monetina da cento facce e forse non basterebbe.

Siamo bombardati da scelte diverse, opzioni diverse.

Non ho un colore preferito perché non so scegliere. Non so scegliere tra il Borgogna, il Mogano, il Papaia, l’Avio, il Seppia e lo Zaffiro.

Ammiro chi sa decidere cosa vuole per cena.

Pizza. Pasta. Hamburger. Con o senza cipolla. Indiano. Cinese. Vietnamita. Pesce. Carne. Salumi. Sushi. 50 tipi di roll diversi.

Ammiro chi sa scegliere il vino in una lista di 150 etichette.

Ammiro chi sa scegliere quale sport fare.

Perché tra tutta questa scelta ci sarà pure la migliore per me. La MIA scelta. Ma ogni opzione sembra avere delle postille che non si adattano.

Lascio aperte tutte le porte che mi si aprono perché così mi hanno detto di fare, ma il dono della scelta si tramuta da libertà a prigione.

Sospendo nell’indecisione e piuttosto che fare una scelta fallimentare non scelgo niente.

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